Protesi del Ginocchio

Una chirurgia personalizzata sul singolo paziente, con tecniche mini-invasive e tecnologie di assistenza al posizionamento quando indicate

La chirurgia protesica del ginocchio è oggi una delle aree dell'ortopedia in cui la qualità dell'esito dipende in modo crescente dalla precisione dell'indicazione, dalla pianificazione pre-operatoria e dalla personalizzazione della tecnica.

La scelta tra protesi monocompartimentale e protesi totale, tra diversi modelli di allineamento, tra tecnica convenzionale, navigazione o assistenza robotica, non è una preferenza astratta: è una decisione clinica fondata sulle caratteristiche specifiche del paziente.

Nella mia attività chirurgica eseguo ogni anno circa 250 interventi di chirurgia protesica tra ginocchio e anca, con una casistica che comprende protesi totali di ginocchio, protesi monocompartimentali mediali e laterali, revisioni protesiche e protesi totali d'anca primarie.

Una quota significativa dei pazienti che ho seguito nel percorso chirurgico ospedaliero proviene da fuori regione, in particolare dalla Puglia e dal Sud Italia. Questo ha reso centrale, nel mio metodo, l'organizzazione di un percorso integrato tra valutazione clinica, diagnostica, intervento chirurgico e controlli post-operatori.

Anatomia del ginocchio
Anatomia del ginocchio: cartilagine articolare, legamento crociato anteriore, menischi, legamento collaterale mediale.

Quando la protesi del ginocchio rappresenta l'indicazione corretta

La protesi del ginocchio non è la prima risposta a un dolore articolare. È una decisione clinica importante, da prendere quando il quadro clinico, funzionale e radiografico del paziente è coerente con una degenerazione articolare avanzata o comunque non più controllabile con trattamenti conservativi.

Confronto tra ginocchio sano e ginocchio con osteoartrosi

L'indicazione protesica viene presa in considerazione quando:

  • il paziente presenta dolore quotidiano significativo, non più controllato in modo adeguato da terapia medica, fisioterapia o trattamenti infiltrativi
  • la limitazione funzionale incide sulla qualità della vita: difficoltà nel cammino, nel salire e scendere le scale, nel mantenere le attività lavorative o sportive
  • l'imaging, in particolare radiografie sotto carico ed eventuale risonanza magnetica, documenta un quadro degenerativo coerente con i sintomi riferiti
  • le opzioni conservative — terapia farmacologica, fisioterapia mirata, terapie infiltrative, trattamenti biologici o rigenerativi nei casi selezionati — sono state valutate e, quando appropriate, già tentate senza beneficio sufficiente

Per molti pazienti che arrivano in studio con una diagnosi di artrosi del ginocchio, l'indicazione chirurgica non è immediata. Una corretta gestione conservativa può rinviare la chirurgia di mesi o anni, mantenendo una buona qualità di vita. Spiegarlo con chiarezza al paziente fa parte di una pratica clinica corretta e responsabile.

Quando un trattamento conservativo o rigenerativo può rinviare la chirurgia

In pazienti selezionati con artrosi non avanzata, le terapie infiltrative eco-guidate e i trattamenti di medicina rigenerativa possono rappresentare un'opzione per ridurre la sintomatologia e posticipare l'indicazione protesica.

La valutazione si fa caso per caso, sulla base di: età biologica del paziente, livello di attività, grado di artrosi, asse dell'arto, qualità della cartilagine residua, aspettative funzionali, risposta ai trattamenti già eseguiti.

Le tipologie di intervento

Protesi monocompartimentale — mediale o laterale

La protesi monocompartimentale sostituisce solo il compartimento articolare effettivamente compromesso dall'artrosi, mediale o laterale. A differenza della protesi totale, consente di conservare i compartimenti non coinvolti dall'artrosi e, quando integri e funzionali, i legamenti crociati.

Gonartrosi mediale e protesi monocompartimentale

È l'intervento indicato nel paziente con artrosi monocompartimentale isolata, in cui la degenerazione interessa una sola parte del ginocchio. I requisiti clinici per una corretta indicazione comprendono:

  • artrosi confinata a un singolo compartimento, mediale o laterale
  • legamenti crociati integri e funzionali
  • allineamento dell'arto correggibile
  • mobilità articolare conservata
  • assenza di degenerazione significativa negli altri compartimenti

Quando l'indicazione è corretta, la protesi monocompartimentale può offrire, nei pazienti correttamente selezionati, alcuni vantaggi rispetto alla protesi totale: minore invasività chirurgica, minori perdite ematiche, minore rischio di complicanze infettive dell'impianto, recupero funzionale più rapido e sensazione articolare più naturale.

È però una chirurgia che richiede, oltre a competenze tecniche avanzate, una selezione accurata: non tutti i pazienti con artrosi del ginocchio sono candidati a una protesi monocompartimentale.

Protesi totale di ginocchio

La protesi totale del ginocchio sostituisce le superfici articolari dei compartimenti coinvolti dalla degenerazione artrosica con componenti protesiche in metallo e polietilene.

È indicata nei quadri di artrosi avanzata che coinvolgono più compartimenti, nelle deformità importanti dell'arto, negli esiti post-traumatici complessi e in alcune forme di artrite infiammatoria con interessamento del ginocchio.

L'obiettivo dell'intervento è: ridurre il dolore, correggere la deformità, migliorare la funzione articolare, consentire al paziente di tornare progressivamente alle attività quotidiane, ottenere un impianto stabile, ben bilanciato e coerente con l'anatomia del paziente.

La protesi totale può essere eseguita con diversi modelli di allineamento e con differenti livelli di assistenza tecnologica: tecnica convenzionale, navigazione computerizzata o sistemi di assistenza robotica, quando disponibili e coerenti con l'indicazione clinica.

Revisione di protesi di ginocchio

La chirurgia di revisione protesica è un intervento più complesso rispetto al primo impianto. È indicata in caso di: mobilizzazione dei componenti, usura del polietilene, infezione protesica (con percorsi dedicati ad uno o due tempi chirurgici), instabilità residua articolare, malposizionamento che causa dolore persistente o tardivo dopo protesi, dopo adeguato percorso diagnostico differenziale.

Revisione di protesi di ginocchio

La revisione protesica richiede una pianificazione pre-operatoria accurata, a volte con esecuzione di scintigrafia ossea e TAC, e può richiedere componenti dedicate come steli endomidollari, augment, vincoli protesici maggiori o ricostruzione di difetti ossei. È un'area di chirurgia che richiede esperienza specifica e contesto ospedaliero adeguato per un'assistenza multidisciplinare.

L'allineamento dell'arto: tre approcci, una scelta clinica

Uno degli aspetti più rilevanti nella moderna chirurgia protesica del ginocchio riguarda il modello di allineamento. Negli ultimi anni si sono sviluppati tre approcci principali. La scelta non è ideologica: non esiste un modello valido per tutti i pazienti. Il compito del chirurgo è scegliere l'approccio più coerente con anatomia, deformità, qualità legamentosa, età biologica, richiesta funzionale e tipo di impianto.

Allineamento meccanico

L'approccio storico: posizionamento delle componenti secondo riferimenti standardizzati rispetto all'asse meccanico dell'arto. Riproducibile, supportato da decenni di letteratura sulla sopravvivenza degli impianti. Resta valido quando l'obiettivo prioritario è una correzione stabile, prevedibile e biomeccanicamente sicura.

Allineamento cinematico

Cerca di rispettare maggiormente l'anatomia articolare individuale, con l'obiettivo di riprodurre la cinematica naturale pre-artrosica. Mira a una sensazione articolare più fisiologica, ma richiede indicazione accurata e controllo rigoroso dei limiti di sicurezza.

Allineamento funzionale

Una sintesi tra approccio meccanico e cinematico: pianificazione personalizzata sull'anatomia del paziente, entro i limiti di sicurezza biomeccanica definiti dalla letteratura. Obiettivo: un ginocchio stabile, ben bilanciato, protetto da eccessi di correzione.

Tecniche mini-invasive e sistemi di assistenza al posizionamento

Chirurgia mini-invasiva del ginocchio

Negli interventi che eseguo applico sistematicamente i principi della chirurgia mini-invasiva: incisione misurata sull'effettiva esigenza chirurgica, rispetto dei tessuti molli, dissezione anatomica conservativa, gestione accurata dell'apparato estensore, riduzione del trauma chirurgico complessivo.

L'obiettivo non è la cicatrice piccola di per sé. L'obiettivo è ridurre il trauma chirurgico, favorire una mobilizzazione precoce, migliorare il controllo del dolore e accompagnare il paziente verso un recupero progressivo e sicuro.

Sistemi di navigazione computerizzata e assistenza robotica

In casi selezionati, e quando disponibile presso il centro in cui opero, utilizzo sistemi di assistenza robotica al posizionamento delle componenti protesiche, quando coerente con l'indicazione clinica. La piattaforma impiegata dipende dalla dotazione della struttura ospitante.

I sistemi di assistenza robotica possono consentire di: tradurre con maggiore precisione la pianificazione pre-operatoria in posizionamento intraoperatorio, verificare in tempo reale i tagli ossei e l'allineamento, monitorare il bilanciamento legamentoso durante l'intervento, documentare in modo oggettivo i parametri biomeccanici raggiunti.

È importante sottolineare che la tecnologia non sostituisce il giudizio clinico: lo affina. La qualità dell'indicazione, della pianificazione e della scelta della tecnica resta una decisione del chirurgo, fondata sull'analisi del singolo paziente. Un sistema di navigazione o di assistenza robotica non rende automaticamente migliore una protesi se l'indicazione di partenza non è corretta.

Protesi custom-made

In casi selezionati — anatomie complesse, esiti post-traumatici, deformità importanti — è possibile utilizzare protesi custom-made, disegnate sulla TC del paziente con ricostruzioni 3D e prodotte specificamente per la sua anatomia individuale. Sono soluzioni che richiedono una pianificazione dedicata e tempi organizzativi specifici. Non rappresentano la scelta standard per tutti i pazienti, ma una possibilità utile in quadri selezionati.

Il protocollo fast-track: recupero precoce e degenza organizzata

Nei casi clinicamente compatibili, applico protocolli di recupero accelerato, o fast-track, sviluppati nelle unità ortopediche di riferimento in cui mi sono formato. Il principio è semplice: il recupero funzionale comincia subito, non dopo settimane di immobilizzazione.

I protocolli fast-track integrano in modo coordinato:

  • anestesia e analgesia multimodale, per ridurre il dolore post-operatorio mantenendo la possibilità di mobilizzare l'arto
  • mobilizzazione precoce, di norma entro le prime 24 ore dall'intervento
  • fisioterapia attiva dal giorno successivo all'intervento
  • educazione del paziente alla corretta gestione del dolore, del carico e dell'attività post-operatoria
  • dimissione programmata e sicura, di norma in quarta-quinta giornata post-operatoria nei casi senza complicazioni
  • programma di riabilitazione strutturato, condiviso con il fisioterapista di riferimento del paziente

Il protocollo fast-track è applicabile nella maggioranza dei pazienti, ma non in tutti. Quadri di fragilità, comorbidità complesse, complicanze, difficoltà logistiche o situazioni sociali particolari possono richiedere protocolli personalizzati e tempi più estesi di degenza.

Il percorso completo: dalla prima visita al ritorno alle attività

Percorso completo per protesi di ginocchio: 7 fasi dalla prima visita al follow-up
1

Prima visita

La valutazione iniziale è il momento decisivo del percorso. Comprende:

  • anamnesi completa: storia clinica, comorbidità, terapie in corso, attività lavorativa e sportiva, aspettative funzionali
  • esame obiettivo dettagliato del ginocchio e degli arti inferiori
  • rilettura dell'imaging: radiografie sotto carico, proiezioni standard, eventuale risonanza magnetica
  • discussione delle alternative: terapia conservativa, opzioni infiltrative o rigenerative, indicazione chirurgica
  • definizione dell'obiettivo funzionale atteso e dei tempi realistici

Solo dopo questa fase si discute insieme l'eventuale indicazione chirurgica.

2

Pianificazione pre-operatoria

  • esami radiografici pre-operatori standard (Rx sotto carico 2 proiezioni, Rx assiali di rotula, radiografia sotto carico in proiezione di Rosenberg)
  • ECG e valutazione anestesiologica
  • eventuali approfondimenti specialistici per pazienti con comorbidità
  • TC con ricostruzioni 3D nei casi che lo richiedono
  • scelta della tecnica chirurgica
  • definizione del modello di allineamento
  • discussione finale con il paziente riguardo l'intervento programmato
3

Intervento

Dura in media circa 50 minuti per la protesi monocompartimentale e 70-90 minuti per la protesi totale, salvo casi complessi, revisioni o condizioni anatomiche particolari. È eseguito in anestesia spinale o generale, secondo valutazione anestesiologica e quadro clinico del paziente.

4

Degenza ospedaliera

Nei protocolli fast-track, la dimissione avviene di norma in quarta-quinta giornata post-operatoria, nei casi senza complicazioni. Durante la degenza il paziente inizia la mobilizzazione, viene seguito nel controllo del dolore, riceve le istruzioni per la fase domiciliare, avvia il percorso riabilitativo, viene educato alla gestione del carico e delle stampelle.

5

Fase post-operatoria precoce — 0-30 giorni

  • carico assistito con stampelle, generalmente per 2-4 settimane
  • fisioterapia ambulatoriale progressiva
  • controllo della ferita chirurgica
  • controllo a circa 20 giorni per valutazione della cicatrice e rimozione dei punti o medicazione secondo protocollo
  • controllo a circa 30 giorni con verifica del recupero del range articolare, del cammino e del dolore
6

Fase intermedia — 30-90 giorni

  • progressiva ripresa delle attività quotidiane
  • fisioterapia di rinforzo muscolare
  • recupero del passo
  • lavoro su equilibrio e controllo motorio
  • controlli clinici a 60 e 90 giorni, quando indicati
7

Fase tardiva e follow-up a lungo termine

Dopo i primi tre mesi, nei pazienti con recupero regolare, è possibile riprendere progressivamente attività a basso impatto come camminata, cyclette, nuoto e attività controllate. Le attività più impegnative vengono valutate individualmente.

Il follow-up a lungo termine prevede controlli clinici e radiografici periodici per verificare:

  • stabilità dell'impianto
  • allineamento
  • assenza di segni di mobilizzazione
  • assenza di usura significativa
  • qualità del recupero funzionale

Dove eseguo l'intervento

Gli interventi di protesi del ginocchio sono eseguiti presso l'IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio di Milano, polo di riferimento del Gruppo San Donato, nell'ambito dell'Unità Operativa CORAG.

Per i pazienti del Salento, il percorso integrato con il Centro Medico Diagnostico Optimum di Brindisi e il Check Up Centre di Cavallino consente di svolgere la fase diagnostica e parte dei controlli post-operatori in prossimità del proprio domicilio, riservando alla sede milanese l'intervento chirurgico e i controlli specialistici quando necessari.

DOMANDE FREQUENTI

Protesi del Ginocchio: le domande più comuni

Quanto dura una protesi del ginocchio?
I dati dei principali registri ortopedici nazionali europei (in particolare Regno Unito, Svezia, Norvegia) e le sintesi periodiche delle società scientifiche internazionali di riferimento indicano che le moderne protesi totali del ginocchio mantengono la propria funzionalità a 15 anni nella grande maggioranza dei pazienti correttamente selezionati e seguiti, con tassi di sopravvivenza progressivamente documentati anche oltre i 20 anni in casistiche estese. La durata effettiva nel singolo caso dipende da molti fattori: età del paziente al momento dell'intervento, livello di attività, qualità dell'osso, corretto posizionamento delle componenti, tipo di impianto utilizzato, peso corporeo, eventuali comorbidità, rispetto del percorso riabilitativo e dei controlli clinici a distanza. Il dato di registro va sempre interpretato come riferimento orientativo e non come garanzia universale di durata sul singolo paziente.
Posso tornare a fare sport dopo una protesi del ginocchio?
Sì, in molti casi. Le società scientifiche internazionali di consenso classificano le attività sportive post-protesi in tre categorie: attività generalmente consentite o incoraggiate (camminata, nuoto, cyclette, golf, attività controllate a basso impatto, ginnastica dolce); attività individualizzate (tennis ricreativo, sci di fondo, ciclismo su strada non agonistico, escursionismo — la valutazione dipende dall'esperienza pregressa del paziente, dal recupero muscolare e dal tipo di impianto); attività ad alto impatto e cambio di direzione (corsa, sport di contatto, sci alpino agonistico, sport con frequenti accelerazioni e decelerazioni — generalmente sconsigliate o richiedono valutazione molto attenta).

Il ritorno alle attività sportive si discute nel percorso post-operatorio sulla base del tipo di impianto, del recupero muscolare, dell'età del paziente, del peso corporeo, dell'esperienza sportiva pregressa e delle aspettative funzionali individuali.
Devo aspettare di stare proprio male per operarmi?
No. Aspettare troppo può significare arrivare all'intervento con un quadro funzionale molto compromesso: muscoli indeboliti, cammino alterato, atteggiamenti antalgici consolidati, maggiore difficoltà nel recupero post-operatorio. La decisione di operare si prende quando il dolore e la limitazione funzionale incidono significativamente sulla qualità della vita e quando le opzioni conservative — terapia farmacologica, fisioterapia, infiltrazioni, modifica dell'attività — non offrono più un controllo adeguato. Il principio operativo è semplice: non operare troppo presto, non arrivare troppo tardi. La finestra ottimale si individua nella prima visita sulla base di anamnesi, esame obiettivo, diagnostica per immagini e impatto sulla qualità della vita del paziente.
Che differenza c'è tra protesi monocompartimentale e protesi totale del ginocchio?
La differenza principale riguarda l'estensione della sostituzione articolare. Protesi monocompartimentale (UKA, Unicompartmental Knee Arthroplasty): sostituisce solo il compartimento del ginocchio effettivamente compromesso dall'artrosi (mediale, laterale o femoro-rotuleo), conservando i compartimenti residui sani, i legamenti crociati e le strutture meniscali integre. Protesi totale (TKA, Total Knee Arthroplasty): sostituisce le superfici articolari coinvolte da un'artrosi più estesa, generalmente quando il quadro degenerativo interessa più di un compartimento o quando l'allineamento dell'arto non consente l'opzione monocompartimentale. La protesi monocompartimentale richiede condizioni precise: artrosi confinata a un solo compartimento, legamenti crociati integri, compartimenti residui conservati, deviazioni assiali inferiori a 10° circa, peso corporeo adeguato. Quando i criteri sono soddisfatti, offre un decorso post-operatorio generalmente più rapido e una cinematica articolare più simile a quella naturale. La selezione del paziente è il criterio chiave per il risultato funzionale.
Cos'è la chirurgia robotica in protesica del ginocchio?
La chirurgia robotica in protesica del ginocchio identifica i sistemi di assistenza robotica al posizionamento delle componenti protesiche. I principali sistemi disponibili nella pratica ortopedica internazionale includono ROSA Knee System (Zimmer Biomet), MAKO (Stryker), CORI (Smith & Nephew) e Velys (DePuy Synthes). Questi sistemi non sostituiscono il chirurgo: lo affiancano. Il principale ambito di interesse documentato dalla letteratura riguarda il controllo accurato della pianificazione pre-operatoria, dell'allineamento degli impianti e del bilanciamento legamentoso intraoperatorio. Le società scientifiche internazionali riconoscono l'utilizzo dell'assistenza robotica come strumento di precisione, non come sostituto dell'esperienza chirurgica. L'assistenza robotica può contribuire a migliorare il controllo di alcune fasi tecniche dell'intervento, in particolare pianificazione, resezioni ossee, allineamento e bilanciamento, senza sostituire l'indicazione clinica, l'esperienza del chirurgo e la gestione riabilitativa. I benefici clinici sul singolo paziente devono essere valutati caso per caso. L'indicazione all'utilizzo del sistema robotico va valutata sul singolo paziente sulla base del quadro clinico, del tipo di impianto previsto e della disponibilità tecnica della struttura ospitante.
Quanto tempo prima dell'intervento devo iniziare a prepararmi?
Il percorso completo dalla prima visita all'intervento richiede generalmente alcune settimane e comprende: esami pre-operatori ematochimici e strumentali; valutazione anestesiologica dedicata; eventuali valutazioni specialistiche aggiuntive (cardiologica, internistica, dietologica) per pazienti con comorbidità; eventuale fisioterapia pre-operatoria nei casi con rigidità articolare, deficit muscolare significativo o attese funzionali specifiche; pianificazione finale dell'intervento, incluse eventuali misure protesiche custom-made. Per i pazienti che vengono da fuori regione, una parte di questo percorso può essere svolta presso le sedi salentine (Optimum Brindisi e Check Up Centre Cavallino) in coordinamento con la segreteria, riservando all'Istituto IRCCS Galeazzi-Sant'Ambrogio le fasi che richiedono presenza diretta presso la struttura chirurgica.
Posso fare la visita pre-operatoria a Brindisi o Lecce e l'intervento a Milano?
Sì. Per i pazienti del Salento è previsto un percorso integrato così articolato: valutazione clinica iniziale presso Optimum Brindisi o Check Up Centre Cavallino; eventuale diagnostica per immagini in prossimità del domicilio, secondo disponibilità della struttura e indicazione clinica; intervento chirurgico presso l'IRCCS Galeazzi-Sant'Ambrogio di Milano; controlli post-operatori suddivisi tra Milano (controlli specialistici a 15-30 giorni) per i pazienti lombardi e Salento (controlli intermedi e continuità riabilitativa), secondo necessità clinica. Il modello riduce gli spostamenti non strettamente necessari mantenendo la continuità clinica all'interno della stessa filiera professionale.
Cosa succede se la protesi mi fa male anni dopo l'intervento?
Il dolore tardivo dopo protesi del ginocchio richiede una valutazione clinica completa e non va interpretato come segno univoco di fallimento dell'impianto. Le possibili cause da escludere comprendono: usura del polietilene, mobilizzazione asettica delle componenti, infezione tardiva (anche a distanza di anni), instabilità legamentosa secondaria, malposizionamento o malallineamento delle componenti, rigidità post-operatoria, dolore extra-articolare riferito (sciatalgia, tendinopatie peri-articolari, dolore lombare), problematiche di colonna, anca o apparato muscolo-tendineo. L'inquadramento diagnostico include esame clinico, radiografie con proiezioni dedicate, eventuale TC, esami ematochimici per esclusione di infezione, scintigrafia ossea nei casi selezionati. Sulla base della diagnosi si valuta il trattamento, che può essere conservativo o, nei casi indicati, chirurgico (revisione protesica).

Hai un’artrosi del ginocchio da valutare?

Prenota una prima visita specialistica per un inquadramento completo